sabato 18 febbraio 2017

Recensione La stanza segreta di Anna Frank

Trama:
Amsterdam, 1944. Peter, un giovane ebreo, per sfuggire alle persecuzioni naziste è costretto a nascondersi in un rifugio segreto insieme ai genitori e alla famiglia Frank. Per quelle otto persone rinchiuse in uno spazio angusto, l'esistenza è monotona e lenta, segnata della paura che piano piano si impossessa di loro. Unica luce nel buio dell'"Alloggio segreto" è Anna Frank: lei, infatti, vivace e arguta, tutta presa dalla scrittura del suo diario, non si lascia vincere dalla disperazione. Senza più contatti con il mondo esterno e privati della propria libertà, lei e Peter si confrontano, superano l'iniziale diffidenza e finiscono per innamorarsi, riuscendo a vivere, nonostante tutto, i turbamenti della loro età. Con uno stile diretto e penetrante, Peter consegna a queste pagine, come in un unico flashback, i ricordi del suo incontro con Anna, dai primi giorni d'isolamento fino agli istanti prima della propria morte, testimoniando, ancora una volta e con gli occhi di un ragazzo, l'orrore dell'Olocausto. 
Non deve essere stato affatto semplice  scrivere questo libro. E recensirlo lo è altrettanto. Sono molto coinvolta da questi avvenimenti, e il Diario è un appuntamento annuale immancabile per me. Di conseguenza ho letto questo libro con molta critica e moltissima attenzione, segnandomi le date e controllando tutto per trovare una corrispondenza.
Devo dire che l’autrice si è impegnata molto, poteva essere scambiato per una vera biografia se non per alcuni dettagli.
Partiamo da Liese, una presenza costante e come ha scritto l’autrice nelle note a fine libro, un personaggio inventato, servito per collegarsi con la miseria esterna, così come Hanneli per Anne, per esempio.
Questo personaggio, ben sapendo che era invenzione, era superfluo. Superfluo darle un nome, un’importanza. Ha voluto dare un po’ di passato amoroso a Peter ma si è spinta troppo nella modernità, poteva essere solamente una bella ragazza che purtroppo aveva visto portare via.  
Questo, della modernità è un punto dolente di questo racconto. Secondo il mio parere, gli anni era molto diversi da quelli di adesso, e certe parti le trovo imbarazzanti e inadeguate. I ragazzi sono sempre stati ragazzi ma questo è osare. Sia con i gesti che con le parole. Non si sa bene come sia potuto essere il loro rapporto, rinchiusi in quelle quattro mura, Anne era una ragazza particolare lo si nota da subito e queste supposizioni per quanto possono risultare interessanti sono più pensieri da romanzetto rosa. Come ho detto inadeguate dal mio punto di vista.
Vi sembrerò troppo critica per dei dettagli del genere, ma è stata una cosa veramente irritante doverlo leggere, perciò non mi censuro e dico le cose così come IO le ho provate.
Questo non vuol dire che non ho apprezzato l’idea. E’ un buon libro, ben studiato, non ci sono invenzioni o troppe mancanze. E’ riuscita a dare una voce a Peter, anche se sia vicina o lontana dalla realtà non ci è dato modo di sapere.
La parte finale, è amara e quanto mai veritiera. Una ricostruzione che potrebbe benissimo corrispondere. Una morte poetica e assurda se veramente è morto li a un passo dalla liberazione.
Purtroppo non ci sono informazioni su moltissime cose, non ci si può aspettare certo un certificato dettagliato per ogni componente dell’Alloggio segreto sulla morte e i loro ultimi mesi.
Nonostante il poco entusiasmo che dimostro, l’ho trovata meritevole, scritta molto bene, peccato veramente per il titolo commerciale, diciamo.
Sicuramente è stata una grossa sfida, perché riscrivere qualcosa di così importante non è certo una passeggiata ma ci è egregiamente riuscita.
E per chi ha deciso il titolo doveva pensarci due volte e non mettere il nome di Anna Frank solo per vendere di più.
Nel complesso il voto è
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Alla prossima recensione, seria o meno che sia.